gennaio

Oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano,
capiscano e comprendano: è l’unico modo per sperare che quell’indicibile orrore non si ripeta,
è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità.
E allora, se la mia testimonianza,
il mio racconto di sopravvissuta ai campi di sterminio,
la mia presenza nel cuore di chi comprende la pietà, serve a far crescere comprensione e amore,
anch’io allora, potrò pensare che, nella vita, tutto ciò che è stato assurdo e tremendo,
potrà essere servito come riscatto per il sacrificio di tanti innocenti,
amore e consolazione verso chi è solo,
sarà servito per costruire un mondo migliore senza odio, né barriere.
Un mondo in cui, uomini liberi,
capaci e non schiavi della propria intolleranza,
abbattendo i confini del proprio egoismo avranno restituito,
alla vita e a tutti gli altri uomini,
il significato della parola Libertà.
– Elisa Springer (1918-2004)

 

È difficile parlare di questo giorno. 27 Gennaio, la giornata della memoria, del genocidio di milioni e milioni di persone, sterminate poiché definite “diverse” da quelli che erano gli ideali nazisti.

Non ci sono parole giuste né parole sbagliate per descrivere il dolore e la rabbia che vengono racchiuse nel grande cerchio della Shoah.

Non so bene di cosa parlarvi. Ho tredici anni, e per me è difficile parlare della seconda guerra mondiale come ne parlerebbe Alberto Angela. A malapena la mia preparazione da primo quadrimestre di terza media può farmi argomentare in maniera non confusa al 100% dell’era Mesozoica. Quindi, mentre girovagavo per internet cercando qualcosa da proporvi mi è spuntata in mente la parola “testimonianze”.

Se è stata istituita la “Giornata della memoria” ricorrente ogni 27 Gennaio, vorrà pur dire che qualcuno ne avrà parlato e testimoniata l’esistenza.

Nel paese dove vivo, Manduria, abbiamo avuto l’esempio di una donna forte, Elisa Springer. Non ho avuto la possibilità di incontrarla, ma ne ho spesso sentito parlare da mia mamma. Molte volte la ricorda in compagnia della mia pro-zia, la sua benda bianca intorno al braccio. Stesso ricordo ha la mia professoressa di lettere e tante altre persone che hanno avuto la possibilità di incontrarla per strada o anche solo di sentirne la storia.

Ovunque ormai abbiamo testimonianze riguardanti la Shoah. Anche solo ricordare la cara e piccola Anne Frank che all’età di 15 anni è morta di tifo all’interno di un campo di concentramento ad Auschwitz. Se non fosse stato per suo padre, sopravvissuto, probabilmente non avremmo mai capito appieno questa guerra con gli occhi di chi veramente era innocente.

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo

– Anne Frank (1929-1945)

Una cosa ho imparato dai tanti di libri che ho letto, dalle mille pagine di storia che ho studiato a scuola: chi propone la guerra è malato. Ma è sempre più malato chi alimenta quella scintilla.

Ultimamente tendiamo a lasciare troppe testimonianze inutili di noi sul web tralasciando le cose davvero importanti. Fingendoci di essere felici di una vita che non è come vogliamo. Abbiamo la possibilità di vivere in un mondo che in guerra del tutto ancora non è entrato. Cogliamo l’opportunità di vivere la vita appieno anche per loro, per tutti quelli che non hanno potuto.

Perché anche loro, come noi, ne meritavano una.

Perché anche loro erano umani e non diversi da noi.

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.

-Primo Levi (1919-1987)

Francesca

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