guidaLa protagonista di questa settimana per la rubrica di interviste “La Puglia che ci crede” è Simona Schirone.

Nata a Bari nel 1985, parla inglese, spagnolo e catalano, il suo sogno nel cassetto è sempre stato quello di diventare una guida turistica per mostrare al mondo la bellezza della sua terra: la Puglia. Dopo la laurea in Scienze della mediazione linguistica e il master internazionale in “Tourism & leisure” (ovvero in management e business del turismo).

Dopo anni di studio e gavetta, sei diventata una esperta guida turistica, che proprio in questi mesi vive il clou della stagione lavorativa in Puglia. Quali sono i problemi (se ci sono) del lavoro di guida?

Beh innanzitutto grazie per la definizione “esperta”. Probabilmente uno dei problemi di questo lavoro, nonostante gli anni che passano, è proprio quello di non sentirsi mai veramente esperti. Il lavoro di guida turistica è un lavoro complesso, ogni giorno ci relazioniamo con persone diverse, con interessi diversi e dobbiamo reinventarci per andare incontro a queste diversità e riuscire a soddisfare gli interessi dei tutti. Inoltre, gli studi sulla nostra regione sono in continuo aggiornamento per cui è necessario per poter, come dite voi giornalisti, “essere sempre sul pezzo” un aggiornamento e formazione continua.

Oltre all’esperienza dell’Erasmus, hai lavorato e continui a farlo spesso all’estero. Quanto è diverso il modo di pensare e fare turismo fuori dall’Italia?

Sono convinta che spesso non ci rendiamo conto dell’immenso patrimonio storico, culturale e artistico che possediamo. L’Italia ha ben 51 siti Unesco, poco meno di 600 musei e siti pubblici gestiti dal ministero e innumerevoli siti privati. Eppure assistiamo ad enormi disservizi, mancanza di informazioni on line, siti chiusi e sempre più spesso biglietti onerosi. Il problema, però, non è legato solo ai singoli siti ma anche alle infrastrutture e ai servizi ad esse collegati, spesso carenti o totalmente inesistenti. Questo crea una una forte disparità con ciò che i turisti trovano in altri paesi d’Europa.

Per alcuni anni hai lavorato per un tour operator nazionale, ma poi la passione per il lavoro a contatto con i turisti ti ha fatto ritornare al tuo primo amore. Cosa affascina di questo mondo?

Qualche hanno fa qualcuno ha scritto che noi pugliesi siamo molto simili ai nostri ulivi, abbiamo radici forti ben piantate nel passato e braccia protese verso il futuro. Io mi sento esattamente cosi e avere la possibilità di raccontare la nostra storia, la nostra cultura e le nostre tradizioni, mostrare i tesori che custodisce la nostra terra e condividere le eccellenze del nostro territorio è una delle soddisfazioni più grandi che si possa avere,sopratutto quando i nostri ospiti vanno via dicendo “non credevamo di trovare tanta bellezza…”

La legislatura in merito alla professionalizzazione delle guide turistiche è da anni oggetto di critiche e cambiamenti. Quale sarebbe il miglior criterio, a tuo parere, per tutelare il vostro lavoro e per offrire ai turisti il miglior servizio possibile?

La legge di per se non è formulata male e i criteri sono validi. Il problema per lo meno in Puglia è stato il tempo trascorso tra la promulgazione della legge nazionale (1983) e l’adeguamento regionale (2008 abrogata nel 2010 e successiva modifica del 2012). È passato tanto, troppo tempo e in questo periodo di vacatio chiunque si è potuto improvvisare. Poi c’è stata la cosiddetta sanatoria che rilasciando abilitazioni con un filtro a maglia larga ha creato ancora più scompiglio invece dell’ordine tanto sperato. Questo unito alla mancata convocazione degli esami previsti per le nuove leve ha sollevato molte polemiche. Da qualche anno poi si parla di modifica della legge sulla base delle disposizioni europee e la situazione si è arenata di nuovo. Nell’attesa di capirci qualcosa di più, continuiamo a lavorare e a dare il massimo ai nostri ospiti.

L’Italia, ed in particolare la Puglia, sta puntando moltissimo sul turismo e, in parte, sulla valorizzazione del territorio. Quali sono, secondo te, i nostri punti di forza e quelli che, invece, potrebbero essere migliorati?

Il nostro territorio ha molto da offrire per tutti i tipi di turismo da quello balneare a quello culturale, passando per quello escursionistico. Negli ultimi anni molto è stato fatto per la de – stagionalizzazione, la promozione del brand “Puglia” e il miglioramento dell’offerta turistica, ma bisogna agire sul territorio migliorando le infrastrutture (le strade in primis, ma anche parcheggi per i bus adiacenti ai centri storici oppure dotati di sistemi di collegamento) e la mobilità interna ed esterna alla regione (nuovi collegamenti aerei, migliori e più rapidi collegamenti interni).

Una donna, una guida turistica, una pugliese che ama quel che fa e che ama la sua terra.

Valentina Palumbo

direttorenoidonne@noidonne.net

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