GambarelliGiovane, coraggiosa e talentuosa.
Sono queste le tre caratteristiche che emergono dalla chiacchierata con Sara Gambarelli, la stilista pugliese che lavora ormai da anni in Toscana.
Nata a San Severo, comune in provincia di Foggia, 33 anni fa, Sara Gambarelli ha da sempre avuto la passione per la moda e l’alta sartoria. Così, a soli 19 anni, ha deciso di trasferirsi in Toscana, precisamente a Prato (centro dell’industria della moda “made in Italy”), dove si è laureata in Moda e design. Dopo i primi stage e lavori da apprendista e consulente, ha deciso di mettersi in proprio e diventare imprenditrice di se stessa: crea, produce e vende i suoi capi “Sara Gambarelli Handmade in Italy”.

Spostarsi a 19 anni da casa, dagli affetti di una vita, per vivere da sola a centinaia di chilometri non è cosa semplice. Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?
Quando hai 19 anni tutto ti sembra semplice, ti butti, il mondo è tuo, ti sembra di poter fare tutto quello che vuoi. Io volevo inseguire un sogno, non meglio definito, perché non ce l’avevo ben chiaro nemmeno io stessa in testa, ma sapevo che lì (in Puglia, n.d.r.) non potevo rimanere, mi sentivo rinchiusa in una scatoletta e avevo una smania pazzesca di andare altrove per trovare una mia dimensione in cui potermi esprimere. Per me andare via non è stato traumatico, anzi. Le difficoltà sono state praticamente nulle, all’inizio. Piuttosto, subentrano dopo, con l’entrata nel mondo del lavoro, la mancanza di radici e le difficoltà che devi affrontare senza il supporto della famiglia e degli amici.

Disegni e crei abiti e accessori e vendi in tutte le parti del mondo grazie al tuo sito internet saragambarelli.com e a “Etsy”, una piattaforma per l’ecommerce di prodotti handmade. Ma esiste davvero, secondo te, ancora un forte apprezzamento della qualità del “made in Italy” nel mondo?
Non solo esiste e non è mai morto, ma sta anche rinvigorendo! Moltissime persone, nel mondo, stimano noi italiani e ci credono una specie di popolo speciale, benedetto dal sacro fuoco dell’arte e della bellezza. E tutto quello che proviene dall’Italia è riconoscibile, bello e fatto bene. E in una certa misura, è proprio così: abbiamo la cultura del gusto, viviamo immersi completamente nell’arte, siamo stati educati al bello e abbiamo una tradizione secolare nella concia delle pelli, nella ceramica, nella sartoria, nel ricamo… Il web ha messo in connessione l’Italia con gli angoli più disparati del mondo e se un tempo i prodotti della creatività e del gusto tipicamente italiani potevano essere acquistati solo facendo un viaggio in Italia oppure presso le boutique dei grandi marchi nel mondo, oggi chiunque può scoprire cosa offre l’Italia dell’artigianato senza spostarsi da casa propria: basta avere una connessione internet cercare su Google o fare una capatina su Instagram o su Etsy per scoprire che oltre ai grandi brand, questa terra è ricchissima di artigiani e piccole imprese. Basta un click per acquistare un prodotto o una creazione e farselo spedire direttamente a casa. Questo è il made in Italy 2.0!

In quello che crei si vede la tua grande passione. Quali sono le soddisfazioni maggiori che ti dona il tuo lavoro? 
Avere un contatto diretto con le clienti mi dà la possibilità di leggere il loro reale entusiasmo e questo mi dà una soddisfazione impagabile. Posso giurare che guadagnare è importante e dà soddisfazione, ma la vera benzina che tiene vivo l’entusiasmo è vedere che quello che crei piace a qualcuno e che quel qualcuno è perfino disposto a spendere i suoi soldi per averlo. Quando le clienti vogliono acquistare un capo e mi scrivono che non vedono l’ora di indossarlo, o che sono innamorate di tutte le mie creazioni mi sento al settimo cielo! A volte mi spediscono le loro foto mentre indossano i capi che ho creato per loro, ed è un po’ come vedere dei figli crescere e andare in giro per il mondo. La soddisfazione più grande? Quando le clienti comprano a scatola chiusa, dicendomi: “Fai tu, mi fido di te, col gusto che hai non puoi sbagliare!”. 

Cosa hai potuto notare di diverso tra il mondo della moda, e più in generale in quello del lavoro, in Toscana rispetto a quello pugliese?
Beh, in realtà il mondo del lavoro in Puglia non lo conosco affatto, perché sono andata via di casa molto presto e i primi stage e il mio primo lavoro li ho avuti qui. Raffrontando i due mondi, l’unica cosa che mi viene in mente sono i ritmi completamente diversi, non solo nel mondo del lavoro. Qui è tutto più frenetico, veloce ma allo stesso tempo anche efficiente. Giù i ritmi sono molto più rallentati e se da un lato migliorano la qualità della vita riducendo lo stress, dall’altro producono indolenza. E nel mondo del lavoro, questo è fatale. Specie nel mondo della moda dove non puoi permetterti di essere lento. Devi essere propositivo, scattante, devi battere sul tempo la concorrenza, stuzzicare il cliente con delle novità, sorprenderlo con l’efficienza. Se sei lento, rimani indietro.

Senti mai nostalgia della tua Puglia? Pensi mai di poter tornare e stabilire qui la produzione delle tue collezioni moda?
Oh, sì, che la sento! Parecchio. E sono anche stata tentata una volta dall’idea di tornarmene in Puglia. Ma poi ho ricordato tutti i motivi per cui sono andata via e sono rimasta qui a Prato. La Puglia fa parte di me, è casa mia, ma come ormai lo è anche la Toscana. Qui c’è il mio mondo, in Puglia c’è il mio cuore. Ho l’animo ibrido, diviso in due: una parte vorrebbe tornare, una parte rimanere. Credo sia il dramma che vivono tutti i “trapiantati” come me. Tornare sarebbe troppo difficile. Non mi sento di escluderlo completamente per il futuro, ma per il momento sicuramente sì. In Puglia, oltretutto, c’è una storica tradizione nella manifattura di abiti da sposa, ci sono ottime ricamatrici d’alta moda e sartine dalle mani d’oro. E alcune scuole sfornano giovani apprendiste con un grado di preparazione nella sartoria veramente elevato.  Le risorse umane per impiantare un’impresa come si deve ci sarebbero. Quindi, chissà…

Non sei, purtroppo, il primo caso di giovane talento pugliese che sceglie (forzatamente) di andar via per cercare fortuna. Di cosa avrebbe bisogno la Puglia per cercare di trattenere giovani talentuosi che come te hanno voglia di investire nel proprio talento e nelle proprie capacità?
Non si può trattenere i giovani, si può creare il terreno fertile per ospitare le loro idee e farle crescere. Cambiare l’atteggiamento mentale è fondamentale. Ti racconto una cosa che mi è capitata la scorsa estate. Ero in vacanza in Puglia e tornando dal Salento, ho deciso di fermarmi a Bari per fare acquisti per la mia attività, in un rinomato ingrosso di tessuti. Avevo telefonato preventivamente, per informarmi su orari di apertura e modalità di acquisto con partita iva, perciò ero sicura e preparatissima. Eppure, una volta arrivata mi guardarono dall’alto in basso: evidentemente per loro una ragazza sui trent’anni, abbronzata e in calzoncini corti, non poteva essere una sarta o un’imprenditrice! Mi dissero che era necessario avere la partita iva e a quel punto, tranquilla e sorridente, dissi che l’avevo e spiegai che ero intenzionata ad acquistare tessuti per la mia piccola attività. Allora mi risposero che per acquistare lì, dovevo avere una partita iva specifica come sartoria di abiti da sposa o d’alta moda. Un’assurdità: non esiste nessun vincolo simile. Non protestai nemmeno, andai via infuriata e acquistai i tessuti per la mia collezione a Prato, Como  Carpi, presso aziende che vendono anche piccoli quantitativi di stoffa e a piccole imprese (come la mia) e che non hanno alcun tipo di pregiudizio. Questo per sfatare un mito che, quando non funziona qualcosa, è sempre colpa delle istituzioni! La maggior parte delle volte è solo colpa nostra e delle nostre piccole prospettive. Sta a noi creare il terreno fertile per far sì che un ragazzo decida di studiare in un ateneo pugliese e non a Roma o a Bologna. Che un giovane imprenditore decida di far nascere la sua impresa in Puglia e non a Milano o Londra.

Valentina Palumbo

direttorenoidonne@noidonne.net

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