CarrozzoMaria Valentina Carrozzo, 34 anni, pugliese di nascita ma cittadina del mondo. Di professione veterinaria ed ha all’attivo numerosi corsi internazionali di specializzazione in anestesia animale.

Non solo cani, gatti e conigli ma anche pinguini, iguane e giraffe. La sua vita, un po’ per forza, un po’ per scelta, è lontana dalla Puglia e dall’Italia già da molti anni; ora vive a Saskatoon, in Canada, dove frequenta l’“European college veterinary anesthesia and analgesia”dopo essere stata a Liegi, Parigi e a Zurigo.

Sei laureata in Veterinaria, ma dopo anni di studio hai deciso di continuare con specializzazioni e dottorati di ricerca. Cosa ti spinge a voler continuare a formarti nella tua professione?

Forse ho il grande desiderio il voler scoprire sempre cose diverse, di non volermi accontentare di quelle che sono le mie competenze e di spingermi verso nuove conoscenze. Vorrei diventare qualcuno che ha portato beneficio alla medicina veterinaria, soprattutto dal punto di vista del dolore.

A soli 19 anni, come tanti studenti pugliesi, non hai scelto una università della regione. Come mai?

In realtà, ho frequentato per alcuni mesi la facoltà di Biologia di Bari. Ma lì, ho avuto la netta sensazione di essere solo un numero in mezzo al caos: appelli spostati senza preavviso, poco interesse da parte di docenti nei confronti degli alunni. Così, ho mollato. L’anno seguente poi sono andata a Perugia, dove ho iniziato la facoltà di veterinaria e non sono mai più tornata.

Subito dopo la laurea sei stata per qualche mese in Puglia, nella tua città, Manduria, con l’idea di aprire un tuo ambulatorio e iniziare la tua attività professionale. Poco dopo hai cambiato idea e ti sei trasferita all’estero. Cosa ti ha spinto ad andare via un’altra volta?

Forse l’idea di non riuscire a stare ferma in un solo posto. In più, dopo aver lavorato a contatto con la gente per 4 anni, ho capito di non avere abbastanza pazienza. Ho capito che avrei preferito scoprirmi e scoprire nuove cose ogni giorno, seppur tra mille difficoltà. Poi è stata la mia passione per l’anestesia animale a portarmi all’estero per specializzarmi nella disciplina che amavo.

Quali sono le differenze tra l’Università italiana e quelle europee e canadesi? C’è un modo diverso di fare ricerca?

Le differenze più grandi che ho riscontrato sono soprattutto dal punto di vista pratico. In Canada, dove sono ora, ma anche nelle altre facoltà europee che ho avuto l’onore di frequentare gli studenti sono molti spinti dal punto di vista delle abilità tecniche. Sono sempre supervisionati dai docenti, ma hanno la possibilità di fare e toccare davvero con mano qualsiasi aspetto di questo lavoro. 
In questo modo, gli studenti all’estero, una volta terminato il percorso di studi, sono realmente pronti per il mondo del lavoro e vengono anche ben pagati. In Italia non è affatto così; anzi, il titolo di studio sembra che conti sempre meno.

Si parla tanto di giovani “cervelli in fuga italiani” all’estero. In qualche modo ti senti anche tu una giovane ricercatrice “espatriata” per continuare a fare ciò che ami?

Sì, in un certo modo anche io mi sento un cervello in fuga! Ma, nonostante tutte le difficoltà sono contenta della scelta che ho fatto per continuare ad inseguire i miei sogni e fare ciò che più amo.

Vivi ormai da anni lontana dalla tua terra e dall’Italia. Ti senti ancora pienamente italiana?

Il problema è che mi sento più che altro un pesce fuor d’acqua: non canadese, ma neppure italiana. Per meglio dire, mi sento italiana perche lo sono e sono legata alla mia terra, ma quando torno riesco a vedere con occhi diversi tutti i problemi che questa meravigliosa terra ha. Fino a quando l’italiano medio si interesserà più al “Fantacalcio” che alla cura del proprio territorio e della sua meravigliosa storia, non si andrà da nessuna parte.

Vivere a migliaia di chilometri di distanza da casa, lontana dagli affetti di una vita, comporta certamente numerosi sacrifici e sofferenze. una Cosa ti manca più di ogni cosa della tua Puglia?

Naturalmente mi mancano tante cose. La storia, l’arte che si respira in ogni angolo è senza prezzo. Mi manca il cibo della mia terra, i sapori e gli odori delle cose genuine. Mi manca l’odore del bucato asciugato al sole. Nonostante la passione per il mio lavoro, vivere così lontani non è assolutamente semplice: la lingua e la diversità di cultura sono uno degli scogli maggiori da superare. La mia casa é e resterà sempre la Puglia, ma per il momento sono “in vacanza” altrove nel mondo.

Valentina Palumbo 

direttorenoidonne@noidonne.net

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