Guida
Foto Antonello Digennaro

Il mio lavoro di giornalista freelance assieme a quello di social media manager mi porta alle volte a fare cose tanto diverse fra loro: si passa in un attimo dal chiedere a Chiara Ferragni di scegliere un atelier manduriano per il proprio abito da sposa e incontrare persone di una caratura inimmaginabile.

E così, la scorsa settimana ho avuto il privilegio e l’onore di poter ammirare le splendide opere del maestro Pietro Guida. E sottolineo che nessuna delle parole della frase precedente è stata scelta a caso o buttata lì nel mezzo.

Non conoscevo nulla di lui e me ne rammarico: ho perso 32 anni di bellezza.

Il maestro Pietro Guida ha 96 anni, è nato a Santa Maria Capua Vetere, in Campania, ma dal 1951 (bontà sua) vive, crea e lavora qui da noi, a Manduria.

E no: purtroppo la sua arte non è il fiore all’occhiello di questa città, di questo territorio che invece avrebbe così fame di cultura e bellezza. Dimenticate, o peggio ignorate, le splendide opere del Guida, benché abbiano eco in tutta Italia con decine di mostre, qui non sono conosciute. Chi mi segue sa che le beghe politiche non fanno per me, specie quelle del territorio. Datemi pure della radical chic che non vuole sporcarsi le mani ma ho capito che per quanto tu possa chiedere spiegazioni al mondo della politica alla fine troverà una scusa. Sempre e a tutto.

Vorrei, invece, soffermarmi su quel che conta di più per me: la bellezza di quel che ho visto (e come avrete già notato “bellezza” è la parola che sta ricorrendo più spesso).

Non immaginavo minimamente di trovarmi al cospetto di enormi statue a grandezza naturale, quasi sempre più alte di me. Ma sopratutto non immaginavo che del cemento (perché tutte le statue del Guida sono realizzate così) potesse emozionarmi tanto. Non ho una gran cultura artistica (se non per qualche esame all’Università) e soprattutto, frana come sono in tutto quel che è manualità, non riesco neppure ad immaginare come lui sia “fisicamente” riuscito a creare queste meraviglie.

Una cosa però posso dirvela: quelle sculture parlavano. In qualche modo magico e mistico mi sussurravano qualcosa. Forza, passione, energia, vigore, amore; quasi immerse in una sorta di energia creativa di bergsoniana memoria.

Quelle statue vivono. Tra i libri, i divani, tra le mensole. Tra noi che passeggiavamo ammirati. Un popolo di statue che vive in mezzo a noi che viviamo per davvero.

E poi c’è lui: Pietro Guida. La lucidità di un professore universitario, l’eleganza di un artista, la comprensione di un maestro, il sarcasmo di un intellettuale di altri tempi, la dolcezza di un nonno.

Tutto questo è la bellezza. La bellezza di chi crea e dona senza chieder nulla. Di chi crea perché è quel che può fare per il mondo: donare bellezza.

Valentina Palumbo

direttorenoidonne@noidonne.net

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