IndiaBen ritrovate mie care sposine!

Dopo un paio di settimane sabbatiche, voglio raccontarvi di un’esperienza che, ancora, al solo pensiero mi emoziona: il viaggio nel Rajasthan, nel Nord-0vest dell’India.

E’ stato un viaggio meraviglioso e non per i paesaggi o per i suoi spettacolari monumenti, ma per le persone!

Gli indiani sono praticamente unici, una popolazione che con la sua semplicità riempie il cuore di sorrisi, gentilezza, affabilità, serenità, gioia… Insomma, tanti piccoli valori che difficilmente sono ancora riscontrabili con tanta facilità in bambini, ragazzini e adulti nella nostra civiltà frenetica. Son tornata affascinata, emozionata e arricchita di sentimenti, ed è per questo che voglio condividere con voi una storia che mi ha commossa, la storia del matrimonio di un indiano del Rajasthan.

Probabilmente, non basterà un solo appuntamento per riferire tutti i passaggi e le emozioni che il mio amico indiano ha trasmesso col suo racconto, ma non vorrei tralasciare nulla. Per me sarà un onore ed un onere rievocare la sua entusiasmante storia!

Innanzitutto, va sottolineato che spesso noi occidentali abbiamo una idea distorta delle classificazioni della società in India; essa infatti, si suddivide in classi che hanno al loro interno sottoclassi, seguono poi le caste ed infine il fondatore delle famiglie. Questa suddivisione non è verticale bensì orizzontale.

L’80% dei matrimoni in India risulta “combinato”. Gli indiani col termine “combinare” il matrimonio intendono rimanere tra persone della stessa etnia per conservare le medesime usanze e facilitare l’accettazione dell’altro.

Capisco che non sarà facile comprendere e soprattutto accettare usanze così diverse dalle nostre, soprattutto se non ci si trova avvolti nella loro magica atmosfera; il mio obiettivo è trasmettere per quel che posso i profondi valori, il rispetto dell’altro e l’entusiasmo di cui sono stata contagiata con un “apparente” semplice racconto. Soprattutto, mi auguro che venga rispettata questa cultura con le sue usanze e non criticata.

“Giungete le mani e dite “Namasté”. Significa: “Io onoro in te il luogo dove risiede l’intero universo. Se tu sei in quel luogo in te, e io sono in quel luogo in me, siamo una sola cosa”. LEO BUSCAGLIA

La vostra WP, Laura Dattis

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