vogliaQuesta settimana, per la rubrica di interviste “La Puglia che ci crede”, dedicata a quanti provano con tutte le proprie forze a migliorare con creatività e passione il nostro territorio, è la volta di una speciale cooperativa sociale “Voglia di Bene”.

Nata meno di un anno fa nel cuore di Bari, la cooperativa è stata fortemente voluta da tre donne con una grande voglia di fare davvero “del bene” al prossimo: si tratta di Irma Fosso, Daniela Bilazuoli e Tommasa Campanella, coadiuvate da Vito Di Bari e Sandro Limongelli, che con loro sono soci fondatori della cooperativa.

Grazie alle loro competenze e professionalità (Daniela Bilanzuoli è piscologa, mentre Irma Fosso e Tommasa Campanella sono pedagogiste ed educatrici) queste tre donne speciali cercano ogni giorno, all’interno della propria struttura, di proporre attività rivolte a tutte le fasce di età, per permettere una capillare azione educativa e di promozione sociale.

Il loro motto è “Vietato dire non ce la faccio”. Del resto, loro ce l’hanno davvero fatta.

La vostra cooperativa, “Voglia di Bene” si trova nella più grande città della Puglia, Bari, una città non proprio semplice. Cosa vi ha spinto a portare avanti un progetto tanto coraggioso?

«L’idea di costituirci in cooperativa e, successivamente e aprire un Centro Psicopedagogico, trae le sue origini innanzitutto nel rapporto di amicizia che ci lega, dal confronto sulle esperienze che ognuna di noi ha acquisito nel suo settore e quindi dalla voglia di costituire qualcosa di nostro, dove impiegare le competenze di ciascuna, a servizio della comunità dove viviamo».

Tra la decisione di partire per questo percorso e l’inaugurazione della cooperativa è passato molto tempo. Avete trovato difficoltà, anche burocratiche, nella realizzazione del vostro progetto?

«Abbiamo dovuto aspettare che i tempi fossero maturi, che si creassero le condizioni che ci permettessero di poter portare avanti il progetto concretizzandolo con l’apertura di un vero centro dopo la costituzione della cooperativa. Indubbiamente a livello burocratico abbiamo avuto alcune difficoltà legate all’ottenimento di autorizzazioni e certificazioni varie, così come, del resto, richiede un’attività imprenditoriale».

Siete un gruppo di giovani cristiani, che hanno ad esempio Don Luigi Guanella. Quanto la vostra fede e il vostro percorso spirituale vi ha aiutato a realizzare il vostro progetto sociale per la comunità?

«Praticamente in tutto! La nostra formazione professionale, arricchita negli anni da varie esperienze di volontariato, ha acquisito un valore aggiunto grazie alla nostra identità guanelliana, tale da ispirare anche il nome della cooperativa, appunto chiamata “Voglia di Bene”. Questa breve frase, infatti, rappresenta il nostro lavoro, la nostra ambizione e soprattutto l’orientamento di ogni nostra azione, nella consapevolezza che, come diceva San Luigi Guanella, “quando una persona ha una voglia vivissima di bene, ella rompe tutte le barriere e si presenta all’opera sua”».

Siete un gruppo di giovani donne impegnate nel sociale ormai note in città per le vostre interessanti attività che vanno dai laboratori creativi passando per i percorsi di sostegno alla genitorialità e attività di “parent training”. Come vi ha accolte la comunità con la quale vi confrontate ogni giorno?

«Sin da quando abbiamo iniziato ad immaginare il nostro centro, abbiamo avuto l’intenzione di fare qualcosa per aiutare le persone a 360° e così offriamo percorsi di sostegno psicologico e pedagogico per grandi e piccoli, sostegno alla genitorialità, attraverso il corso “Genitori efficaci” e attraverso la consulenza psicologica e pedagogica di coppia. In aggiunta, ci occupiamo di sostegno e orientamento scolastico, di valutazione, diagnosi e potenziamento per i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e altre problematiche relative non solo all’apprendimento. Inoltre abbiamo anche aperto degli sportelli pedagogici in alcune scuole dell’infanzia di Bari, come sostegno ai genitori che avessero bisogno di un confronto con una specialista dell’educazione. A breve partirà anche un progetto in un’altra scuola della città, di screening per i DSA: prima questi disturbi vengono individuati e più facilmente il bambino e la famiglia potranno farvi fronte. La comunità con la quale ci confrontiamo ogni giorno sembra aver accolto positivamente il nostro operato, sembra darci fiducia ed apprezzare il nostro stile di “essere famiglia” in piccolo, anche nel contesto lavorativo».

Nella vostra attività quotidiana vi trovate spesso a fronteggiare situazioni difficili: famiglie con problemi, adolescenti in difficoltà. Non vi ha mai spaventato il dovervi confrontare con questo tipo di realtà?

«Nel momento in cui abbiamo scelto di intraprendere quest’avventura, eravamo abbastanza consapevoli dei rischi e delle difficoltà che avremmo incontrato, avendo già avuto esperienze in passato, anche se è diverso viverle direttamente. Il nostro punto di forza sta nel cercare di individuare tutti insieme il modo migliore di agire. Come in una famiglia in cui i genitori concertano insieme la giusta azione da compiere, anche noi cerchiamo di farlo in equipe. Inoltre, come dice il nome della nostra cooperativa “Voglia di bene”, il nostro lavoro consiste proprio nel cercare di aiutare le persone che si affidano a noi, a superare quelle difficoltà che ci sono sempre nella vita e a dar loro gli strumenti per poterle affrontare e superare nel migliore dei modi. Il nostro motto è “Vietato dire non ce la faccio”: tutto può essere risolto, con il giusto atteggiamento e con le persone giuste. Ci siamo rese conto di quanto bisogno ci sia di interventi specialistici, specie nelle famiglie più bisognose che non possono permettersi di pagare un sostegno psicologico o un potenziamento degli apprendimenti al proprio figlio. Inoltre, ci sembra che molti genitori abbiano bisogno di essere guidati, di sentirsi sostenuti e poter trovare punti di riferimento per sé e per i propri figli. Proprio per questo cerchiamo di essere uno spazio capace di accogliere l’intera famiglia, prendersene carico ma soprattutto cura».

Nonostante la vostra cooperativa sia una giovane realtà sul territorio pugliese, ognuno di voi ha numerose esperienze e competenze create sul campo. Quanto e in che modo la famiglia barese e più in generale pugliese, è cambiata rispetto ai cambiamenti sociali e culturali che stiamo vivendo in questi anni?

«Gli equilibri della famiglia sono cambiati e con essi sono cambiati i bisogni. Gli impegni lavorativi, la vita spesso frenetica portano i genitori a vivere una situazione di disorientamento e difficoltà, in cui il tempo passato con i propri figli è sempre troppo poco per riuscire ad agire su problematiche o difficoltà. Inoltre, essendo divenute rare le famiglie tradizionali, in cui c’era una fitta rete relazionale e parentale a cui far riferimento, oggi si cerca di trovare supporto al di fuori della famiglia stessa. Se da un lato ciò può portare dei benefici, dall’altro disorienta le famiglie data la pluralità e diversità di opinioni in cui si imbattono».

Una splendida realtà pugliese. Non solo perché quasi esclusivamente al femminile ma, sopratutto perché fatta con passione e dedizione verso l’altro.

Valentina Palumbo

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