DinoiLa prima intervista della rubrica “La Puglia che ci crede” non poteva iniziare con un personaggio più importante: Nazareno Dinoi.

Stimato giornalista e collaboratore dal 1999 con il “Corriere del Mezzogiorno”, Nazareno Dinoi oltre ad aver collaborato con diversi settimanali nazionali come “Panorama” e “Giallo”, è anche scrittore e autore di diversi libri tra cui “Dentro una vita” e “Sarah Scazzi, il pozzo in contrada Mosca”.

In Puglia, Dinoi è soprattutto noto per essere il direttore del quotidiano “La Voce di Manduria”, che oltre alla sua versione on – line possiede anche quella cartacea che lo rende una vera e propria scommessa vinta sul territorio: il più piccolo giornale stampato della Puglia.

Abbiamo parlato con lui del suo mestiere, delle difficoltà che ogni giorno incontra nel voler condurre la propria attività nel territorio con etica e passione.

Quanto è difficile il lavoro del giornalista? Ci sono ancora differenza tra nord e sud in questo lavoro?

«Intanto è difficile farlo perché in questo contesto storico di forte crisi dell’editoria non ci sono molti sbocchi lavorativi per cui esiste questo primo motivo pratico. Per chi ha la fortuna di farlo con un inquadramento garantito non credo si possa parlare di difficoltà particolari, sicuramente ci sono lavori molto più difficili e gravosi. Il lavoro del giornalista diventa difficile nel momento in cui diventa scomodo per il potere o per il datore di lavoro ed anche qui non stiamo dicendo niente di nuovo o di diverso da altre professioni che siano dipendenti da qualcuno o qualcosa. Per quanto riguarda la differenza tra fare il giornalista al Nord o al Sud, personalmente non ho esperienza diretta se non la conoscenza di alcuni colleghi che operano in altre zone del Paese dai quali non ho notato problematiche particolarmente differenti da quelle che viviamo noi al Sud».

Sei da anni il direttore di un seguitissimo giornale locale, “La Voce di Manduria”, la più piccola realtà della carta stampata della nostra regione. Quanto è dura fare giornalismo nella propria città?

«Ecco questo diventa difficilissimo e spiego perché. Io ho avuto e continuo ad avere la possibilità di scrivere per testate anche nazionali e ti assicuro che farlo per quelle, anche se su tematiche più delicate e “pericolose”, soprattutto quando si affrontano argomenti di cronaca giudiziaria o di nera che abbiano a che fare con persone che gestiscono potere, mi riesce più facile. La distanza e la mancanza di conoscenza diretta con i personaggi di cui tratto le disavventure o i successi mi dà un senso di libertà, anche mentale, che non posso avere quando scrivo per la Voce. Raccontare di quello che accade al tuo vicino o conoscente o personaggio influente della tua città, con il quale ti trovi a prendere il caffè nello stesso bar o con cui hai amici se non parenti in comune, è un vero guaio per il giornalista. In queste condizioni ti rendi conto di non potere avere amici stabili ma, come mi diverto a definire, a “corrente alternata”: sono loro amico quando scrivo cose negative dei loro nemici, il sentimento si ribalta quando tratto argomenti scomodi per loro stessi o per persone a loro care. Ci si fa l’abitudine, comunque.»

Come vedi il futuro prossimo dell’Italia e della sua gente?

«Niente di buono. Per rispondere a questa domanda non si può non toccare la politica ed io non ho molta fiducia nella classe politica in generale, nel senso che non vedo personaggi, tra chi ci amministra a tutti i livelli, che non siano spinti da interessi esclusivamente privati o di lobbie o di famiglia. Il processo nato dalla cancellazione dei partiti è stata a mio avviso una delle congettura storiche più negative degli ultimi secoli. Il renzismo mi fa paura. E non dico altro.»

Negli ultimi anni la Puglia è diventata ambita meta turistica, eppure sono numerosi i problemi “ambientali” che affliggono la regione: dalle trivellazioni (fortunatamente scongiurate) a largo delle Isole Tremiti, passando per il caso “Ilva” a Taranto, fino al depuratore consortile con scarico nel mar Jonio, passando per il gasdotto di San Foca. Secondo te la politica ha davvero capito le potenzialità di questo territorio?

«Più che “la politica” direi “il politico”. Ebbene, il politico ha capito benissimo il potenziale turistico della nostra regione, ma deve scontrarsi con gli interessi economici che sono quelli che dirigono tutto, ma davvero tutto. Un potere che con il renzismo di cui sopra ha trovato il suo più forte alleato. Dal punto di vista dell’ambientalismo, invece, non amo quello integralista di alcuni movimenti contrari a tutto a prescindere. Un esempio su tutti, l’Ilva. Se è vero come è vero che ha procurato e continua a procurare danni all’ambiente e alle popolazioni, la colpa è da ricercare nella assoluta mancanza di controlli sui metodi di produzioni, sulla mancata innovazione tecnologica degli impianti, nella colpevole connivenza degli enti, delle istituzioni a tutti i livelli, dei sindacati e della politica. Permettere l’urbanizzazione del quartiere Tamburi a ridosso delle ciminiere, ad esempio, è stato un delitto, le cui responsabilità devono essere spalmate su molti. Così come l’ignorare per troppi anni quello che solo oggi si sta scoprendo. Ricordo un episodio personale molto emblematico. Nei primi mesi del 2000, quindi ben 16 anni fa, mi occupai per il “Corriere del Mezzogiorno” dell’inquinamento dell’Ilva. Precedentemente per il settimanale “Avvenimenti” avevo fatto una piccola inchiesta sul Pcb, l’olio di raffreddamento dei motori elettrici la cui produzione era stata vietate a causa della conclamata cancerogenesi del prodotto. Per il “Corriere” faci la stessa cosa in maniera sintetica ed esaurito quel filone, per trovare un elemento differente pensai alla diossina così cominciai a chiedere in giro quali fossero i lavori e scoprì che l’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente, sede di Taranto, non possedeva gli strumenti per misurarla. Intervistai in proposito l’allora direttore dell’Arpa di Taranto, ricordo solo il cognome, Natale, il quale mi confermò, non senza sconforto da parte sua, la drammatica realtà. Ebbene, dopo sedici anni si scopre, è notizia di questi giorni, che il valore di diossina su Taranto è addirittura superiore a quella di Seveso (città della Brianza, luogo di un triste disastro ambientale avvenuto nel 1976, n.d.r.)»

Spesso si avverte in noi cittadini una sorta di stanchezza verso i problemi che affliggono le nostre città e, più in generale, il nostro Paese. Ci si lamenta di tutto: della burocrazia, della lentezza, della disoccupazione, della corruzione. Ma, c’è qualcosa, secondo te, che ognuno di noi potrebbe fare nel proprio piccolo, per migliorare la situazione in cui viviamo?

«Sì. Dovremmo essere tutti più curiosi ed avere il coraggio di indignarci. Ormai non ci si indigna più e questo a mio avviso è il male del secolo dei nostri popoli. Ci si lamenta, neanche troppo a mio avviso, ma poi ci si rassegna con troppa facilità».

Valentina Palumbo

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