luttoDiciamocelo pure. L’estate 2016 non è stata affatto una grande estate.

Iniziata con l’ansia per gli attentati terroristici, gli ultimi giorni di questo mese di agosto sono stati segnati dalla tragedia del terremoto che ha colpito il Centro Italia e che ha causato la morte di 292 persone, oltre 300 feriti e più di 2mila persone senza casa.

Tutti noi siamo rimasti incollati al televisore per ore ore non appena si sono diffuse le prime immagini di Amatrice, Accumuli e Pescara del Tronto devastate dal sisma.

Abbiamo già pianto ai primi funerali e lo faremo anche questo pomeriggio quando alle 18, proprio ad Amatrice, saranno celebrate le esequie di altre 78 vittime innocenti della furia della Natura e della incuria di chi ci governa.

Ma nonostante le lacrime, il lutto ed il dolore, agosto è agli sgoccioli e settembre incombe fin troppo bruscamente. Proprio quando non vorresti e (forse) non dovrebbe.

Abbiamo donato attraverso l’sms solidale alla Protezione Civile, magari dato una mano nelle associazioni locali. Abbiamo pianto, cercato di capire, compianto. Ci siamo stretti l’uno all’altro, scuotendo la testa, sussurrando “No, non è possibile!”.

Ma anche per noi è arrivato il momento di andare avanti. Dopo i selfie nelle più belle spiagge del mondo terminati con la tv accesa per capire gli ultimi aggiornamenti dai territori colpiti, è il momento di ritornare alla vita di sempre. Anche se per qualcuno sarà una vita diversa.

Messi da parte ombrelloni, spiaggine e teli mare, settembre significa inevitabilmente “vita quotidiana”, abitudini e lavoro in perenne attesa del weekend.

Del resto, al ritorno dall vacanze estive si perde sempre qualcosa: chi perde libri e orologi in spiaggia; chi la spensieratezza e la libertà di far tardi la sera; chi la tranquillità di non guardare ossessivamente lo smartphone o di uscire senza trucco.

E come sempre accade, c’è chi perde di più e chi di meno. Loro hanno perso tutto: amici, parenti, case, affetti, ricordi. Noi solo la leggerezza tipica della bella stagione.

Ma tutti, soprattutto noi per loro, dobbiamo ripartire. E ritrovare la forza per ricostruire anche noi stessi. Dopo i lutti, dopo le perdite. Anche quelle più gravi. Indicibili.

Con la consapevolezza di aver dato tutto quello che avevamo. Di aver fatto tutto quello che potevamo. Fino alla fine. 

Un bel respiro. Magari due e si riparte.

Valentina Palumbo

direttorenoidonne@noidonne.net

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