GiangiacomoDa Bari a Londra con la passione per la fisica. Lui è Giangiacomo Cramarossa, 40 anni (anche se aferma candidamente di sentirsene solo 25!), fisico pugliese prestato all’industria inglese dei circuiti integrati dei maggiori provider mondiali. Per dirla con una parola: un cervellone!

Una laurea in Fisica presso l’Università di Bari, un master in nanotecnoclogie in Scozia presso la University of Glasgow ed ora una vita a Londra, immerso nel suo lavoro super complesso e in una cultura diversa e affascinante. Il cuore, però, resta in Puglia.

Cosa ti ha spinto a scegliere una facoltà universitaria difficile e complessa come quella di Fisica?

Sin da piccolo mi sono considerato un esploratore: i miei miti sono Ambrogio Fogar (chi se lo ricorda?) e Indiana Jones. Questa indole, la curiosità e l’entusiasmo, mi hanno spinto sempre a leggere, informarmi e ficcanasare non soltanto sui fatti in sè ma sulla Natura stessa delle cose: quando mia madre mi lasciava da solo a casa da bambino, l’unica raccomandazione era “non smontare niente” perché di solito lo facevo per guardarci dentro: radio, telecomandi, la tv… Quando ho capito che Fisica mi avrebbe portato non solo alle risposte ma all’origine stessa delle domande non ho avuto dubbi.

Quali differenze hai colto tra il sistema universitario italiano e quello britannico?

Ho studiato a Bari (per la laurea magistrale) e a Glasgow (per il dottorato): la principale differenza è l’attenzione all’aspetto pratico dell’insegnamento. Un esempio su tutti: gli studenti di ingegneria elettronica della Glasgow University hanno il loro primo laboratorio, il primo giorno di Università (al primo anno); non un giro di presentazione bensì esperimenti veri e propri con pc e strumenti in rapporto 1:1 con gli studenti. Da noi a fisica, ai miei tempi (ora non saprei) il rapporto era 1:5 o 1:10, questo significava che, a parte guardare, non potevi fare altro che prendere appunti. La differenza di mezzi è evidente ed enorme. C’è anche da dire che un anno di iscrizione costa 9 mila sterline (al cambio: 10.000 euro) e molte facoltà sono a numero chiuso. Inoltre, c’è da dire che in UK girano tanti soldi per lavori che non richiedono la laurea e questo mantiene relativamente basso il numero degli studenti e dei laureati.

Quanto è dura per te vivere e lavorare lontano dalla tua famiglia, dai tuoi affetti e dalla tua terra, la Puglia?

Ad essere onesti è davvero molto dura! E’ tutto vero ciò che ho detto prima: andare in giro, esplorare, ma la gioia è tale solo se condivisa. Un anno fa mi sono sposato con la mia Rosangela e da allora, per esempio, ho ritrovato il gusto di cucinare: perché adesso lo faccio per qualcuno. Qui c’è tanto lavoro ma i rapporti personali sono praticamente nulli. A parte un paio di colleghi non frequentiamo nessuno perché ognuno si fa i fatti propri da solo. Come nel famoso “Io speriamo che me la cavo”, qui a Londra non ci sono vicini di casa ma “lontani di casa”.

Solo qualche mese fa la Brexit ha scosso il Regno Unito e l’intera Europa. Hai potuto avvertire già delle conseguenze sulla tua vita lì?

Dal 23 giugno ad oggi non ho avvertito differenze, sembra tutto uguale. L’azienda per cui lavoro è cosmopolita, i miei colleghi vengono da tutto il mondo e i nostri quartier-generali sono in Germania e in Giappone. Il nostro direttore ci ha comunque tranquillizzati: già molti dipendenti vengono da paesi extra-UE e per loro viene chiesto il permesso di soggiorno, stessa cosa succederà per gli italiani, francesi e tedeschi che già lavorano qua. La mia perplessità è per il futuro: oggi tanti vengono a Londra per far fruttare i proprio talenti, e questo ha reso grande questo paese. Il melting-pot, l’incontro delle culture, una passeggiata a Regent’s street o Piccadilly Circus è come una passeggiata nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Domani, con visti, permessi e molta più burocrazia, le stesse persone potrebbero scegliere di andare in Germania; facendo diventare Berlino la vera capitale d’Europa. Ma è ancora troppo presto per fare delle previsioni…

Sogni mai di poter tornare un giorno in Puglia per poter crescere e far crescere la tua regione?

Tutti i giorni sogno di tornare in Italia e in Puglia in particolare. E’ la mia terra e ne sono fiero: come dico sempre agli inglesi per far capire da dove vengo: “I am from the heel of the boot”, dal tacco dello stivale! Ho visto tanti amici che, come me, hanno cercato e trovato fortuna all’estero e spesso mi chiedo cosa succederebbe se insieme concentrassimo i nostri successi nella nostra regione… Purtroppo, il settore industriale al quale appartengo (elettronica & semiconduttori) richiede grandissimi investimenti: aprire un laboratorio o un’impresa è molto difficile e i nostri Amministratori locali ancora non sono pronti per questo. La Puglia è terra di mare, sole, vacanze e non attira gli investimenti giusti. Ma non dispero… sentiamoci di nuovo fra un po’ di tempo: chissà che la mia risposta non cambi!

Valentina Palumbo

direttorenoidonne@noidonne.net

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